Web 2.0 a scuola. L’esempio (da seguire) della Scuola-Città Pestalozzi di Firenze

Per chi è toscano come il sottoscritto, è impossibile non aver mai sentito nominare la Scuola-Città Pestalozzi di Firenze, un istituto talmente famoso da essersi meritato addirittura una pagina su Wikipedia:

Scuola-Città “Pestalozzi” è una scuola statale sperimentale, situata nel centro di Firenze, in via delle Casine, nel quartiere di Santa Croce. […] Nel 2006 entra a far parte della “Rete nazionale delle scuole-laboratorio”, insieme alla scuola “Don Milani” di Genova, e alla scuola “Rinascita” di Milano, e ottiene dal MIUR il riconoscimento di scuola laboratorio […] Per l’anno scolastico 2012-2013 Scuola-Città è stata selezionata, insieme ad altre 14 scuole italiane di diversi ordini, per sperimentare un percorso di innovazione didattica attraverso l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione: la scuola, già provvista di LIM in ogni aula, ha adottato l’uso dell’iPad appositamente configurato e distribuito a ciascun allievo.

Indipendentemente dall’utilizzo dell’iPad, quello che è interessante, e di possibile esempio per tante altre realtà italiane, è l’utilizzo del web 2.0 da parte delle classi della Scuola-Città Pestalozzi nella didattica di tutti i giorni. Come potete osservare nell’immagine collegata (qui trovate la versione interattiva con tutti i links), il workflow è preciso e davvero ben organizzato, ed ogni servizio online si inserisce in maniera omogenea al suo interno.

Imprescindibile l’utilizzo di un account Google (che fornisce accesso a servizi importantissimi come Gmail, YouTube, Calendar, Drive, etc), troviamo anche un account Dropbox usato per la condivisione dei materiali, e tutta una serie di servizi online (tipo Scribd per la pubblicazione dei documenti; oppure Mindmeister per la creazione delle mappe mentali; o ancora Educreations per la registrazione di videolezioni su iPad) i quali hanno come fine ultimo la pubblicazione sul web di ciò che è stato elaborato in classe. Visitate i siti creati dagli alunni perché ne vale davvero la pena.

Se state pensando d’introdurre il web nelle vostre classi, questo è sicuramente un esempio da seguire.

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