#TeacherPride: tutto comincia con un bravo insegnante

Quando ho scritto l’articolo sul registro elettronico, nel quale suggerivo di comprare un tablet personale per compilarlo in maniera più semplice e veloce, ma soprattutto per sfruttarlo anche nella didattica di tutti i giorni ed aprirsi al cambiamento, non pochi colleghi mi hanno criticato.

“Con la misera di stipendio che prendo dovrei anche comprarmi il tablet?!”

“Quando il Ministero si degnerà di dotarmi di un tablet, allora inizierò ad usarlo!”

“Comprarmi il tablet? Non voglio spendere soldi! Faccio tutto da casa col mio PC”.

Trovo paradossale come non si riesca a capire il controsenso (soprattutto in quest’ultima affermazione): il PC che avete a casa, ve l’ha regalato il ministero? La connessione Internet con la quale vi collegate da casa alla piattaforma per il registro elettronico, è pagata dal MIUR? Mi sembra abbastanza evidente che la risposta ad entrambe le domande sia no, eppure non vi siete stracciati le vesti quando avete capito che per preparare i compiti, per redigere le programmazioni, per stampare le relazioni finali avevate bisogno di un PC, che sicuramente utilizzate anche per altre attività. E allora quale sarebbe la differenza con un tablet? Mica lo dovreste regalare al vostro istituto. Non è beneficenza, ma solo un modo per fare in maniera più semplice ed efficiente il nostro lavoro. La-vo-ro: perché di questo si tratta.

C’è anche chi ha frainteso le mie parole, dicendo che stavo promulgando il modello “insegnante = missionario”. Niente di più sbagliato; non ho mai parlato di fare i missionari, ed a tal proposito riprendo volentieri un tweet di oggi di Mila Spicola:

Non siamo missionari. E lo ribadisce sempre Mila Spicola in questo suo lungo, complesso, ma bellissimo articolo:

Narrando un’altra immagine del docente italiano. Lontana da quella naif del docente che vuol “conservare privilegi e in fondo lavora poco”  come anche da quella del “docente eroe missionario” e vicina a quella più rispondente al vero: quella del docente che lavora,  con spirito di servizio, che è cosciente della sua professionalità e la difende con le mani e con i denti […].

Ci vorrebbe, come suggerisce lei, un #TeacherPride: un evento, una bandiera che ricordi al mondo, ma soprattutto che lo ricordi anche a noi, sempre più frammentati ed arroccati su posizioni sterili, che il nostro è un lavoro fondamentale, importante, meraviglioso. E mi perdonerà Mila Spicola se  “saccheggio” il suo articolo, ma anche quando parla di digitalizzazione lo fa usando parole migliori di quelle che potrei trovare io:

[…] non è la retorica della digitalizzazione, è il desiderio di affrontare il nodo vitale del cambiamento, è il terreno di scontro che stiamo vivendo in questo istante.

Non sentite anche voi il desiderio impellente di cambiare il mondo della scuola? Un desiderio che va oltre la visione ristretta del lavoro impiegatizio. Ci vogliamo riprendere o no il ruolo che ci spetta?  Lo lanciamo o no questo #TeacherPride?

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