Quanto digitale c’è ne La Buona Scuola?

Il documento La Buona Scuola è ormai uscito da qualche settimana. Ho volutamente aspettato un po’ a scrivere un articolo su questo argomento perché volevo che gli entusiasmi o i mugugni iniziali si sedimentassero, per procedere ad un’analisi più attenta di ciò che vi è contenuto relativamente  alla scuola digitale, all’innovazione didattica, etc. Spero di potervi dare qualche spunto per poter commentare sul sito ufficiale labuonascuola.gov.it le proposte del Governo e cercare di migliorare quanto già scritto.

Proprio in apertura troviamo un invito affinché la scuola “incoraggi a fare cose con le proprie mani nell’era digitale“. Ormai si parla tanto di makers, ovvero persone che s’interessano di tecnologia, design, arte, sostenibilità, modelli di business alternativi, ed attraverso questi interessi creano innovazione, provando anche a far ripartire l’economia di questo Paese. Sarebbe interessante capire in che modo la scuola possa aiutare questi processi.

Dopo un breve riferimento alla necessità di alfabetizzazione digitale, il documento arriva ad un passaggio chiave, quello riguardante la formazione degli insegnanti, più che alle nuove tecnologie, ad una didattica moderna, incentrata sulle competenze:

Le reti di scuole individueranno un docente di riferimento per ogni rete: tale docente catalizzatore sarà referente per i propri colleghi e loro sostegno per le pratiche di innovazione didattica.

C’è davvero del potenziale in questa proposta, anche se rimane da capire come verrà individuato il docente catalizzatore ed in che modo verrà egli stesso formato. Indubbiamente un tema che merita un intervento da parte di più voci, e proprio su questo aspetto vi invito a dire la vostra.

Continuando nella lettura, il digitale ritorna quando si parla di connessioni Internet e della necessità di efficenza e velocità. Abbattere il digital divide, il divario digitale, deve essere una priorità assoluta. Lo stesso documento riconosce che la metà delle classi italiane è tagliata fuori dagli strumenti messi a disposizione da Internet, ed abbiamo più volte detto che questo, in un paese industrializzato, è inaccettabile. Speriamo che la promessa della Rete in ogni aula dello stivale venga mantenuta.

Si arriva infine a parlare di B.Y.O.D., del quale mi sono già occupato in passato, e che evidentemente ha suscitato l’interesse del Governo, soprattutto in termini di risparmio economico. Risparmio non solo per lo Stato centrale, ma anche per le famiglie, alle quali viene promesso una riduzione dei costi connessi all’editoria. Aggiungo che senza un’ottima infrastruttura, delle policies efficaci, e la formazione adeguata degli insegnanti all’utilizzo di un’ampia varietà di dispositivi (smartphone, tablet, pc, anche con sistemi operativi diversi) questa proposta sarebbe difficilmente attuabile.

A mio modesto avviso nel documento si dice una grande verità quando si usano queste parole:

Gli adulti li chiamano “nativi digitali”, dando quasi ad intendere che non abbia- no bisogno di essere formati al digitale. È un errore[…].

[…]

la scuola ha il dovere di stimolare i ragazzi a capire il digitale oltre la superficie. A non limitarsi ad essere “consumatori di digitale”. A non accontentarsi di utilizzare un sito web, una app, un videogioco, ma a progettarne uno.

[…]

consapevolezza digitale, anche attraverso l’educazione all’uso positivo e critico dei social media e degli altri strumenti della rete.

In questo caso io userei la piattaforma messa a disposizione del Governo, anche per dire: “Ci saranno cose da aggiustare e cambiare, ma queste tre dovrebbero essere intoccabili, le fondamenta per la costruzione di una nuova scuola italiana“.

E voi, cosa cambiereste e cosa terreste del documento La Buona Scuola per quanto riguarda la didattica innovativa e l’utilizzo del digitale? Oltre che nei commenti all’articolo spero che lo facciate soprattutto sul sito ufficiale labuonascuola.gov.it  compilando il questionario, la cui ultima sezione è dedicata proprio alle proposte. Io l’ho fatto ed invito tutti a farlo. Meglio dire la nostra visto che ce n’è la possibilità.

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