Niente dispositivi tecnologici? E se usassimo quelli degli alunni? Introduzione al B.Y.O.D.

B.Y.O.D. è l’acronimo di Bring Your Own Device, ovvero “porta il tuo dispositivo” ovvero tablet, smartphone, notebook, etc. Il BYOD è nato in ambito aziendale, ed è tutt’oggi una tendenza molto in voga; ci sono addirittura degli studi che affermano che entro i prossimi tre anni quasi il 40% delle aziende non fornirà più dispositivi tecnologici ai propri dipendenti. Il motivo è presto detto: risparmio. Perché comprare centinaia di iPhone se i dipendenti ne hanno già uno? Riduzione dei costi e personale felice di poter continuare ad usare un oggetto tecnologico che già conoscono e padroneggiano; questi sono i punti di forza in ambito aziendale.

Anche a scuola, soprattutto nei paesi del nord Europa e negli Stati Uniti, il BYOD sta riscuotendo sempre più successo, e le motivazioni non si discostano troppo da quelle che hanno portato le aziende a dire di sì ai propri dipendenti. In un momento storico in cui le scuole hanno un budget sempre più risicato, soluzioni come quella di far portare agli alunni i propri dispositivi tecnologici, sono le benvenute. Ma quali sono i pro ed i contro

PRO

  • La scuola risparmia migliaia di euro;
  • Gli studenti conoscono già il dispositivo in questione;
  • Loro stessi possono fornire nuovi spunti di utilizzo all’insegnante;
  • Usando un loro dispositivo, sono ancora più protagonisti del proprio processo educativo;
  • Può essere un volano per l’apprendimento indipendente una volta fornito il know-how;
  • Ormai il software per un sistema operativo è quasi sempre disponibile anche per gli altri.

CONTRO

  • Non tutti i dispositivi degli studenti sono compatibili tra di loro (Apple VS Android VS Windows?);
  • Potrebbe essere discriminante (“Il mio device è più bello e costoso del tuo”);
  • Non sono da escludere furti (legati al punto precedente);
  • I giovani proprietari devono aver cura del proprio dispositivo, specie quando si tratta di caricare la batteria il giorno prima;
  • Pianificare lezioni su devices che non si possiedono è decisamente più difficoltoso per l’insegnante;
  • Ci si potrebbe ritrovare a dettare in continuazione istruzioni diverse per ogni tipo di dispositivo, sprecando tempo prezioso;
  • I genitori potrebbero non essere d’accordo nel far usare a scuola il tablet/smartphone/notebook dei figli;
  • Alcuni alunni non sono contenti di usare i propri dispositivi tecnologici a scuola, mescolando pubblico e privato;
  • Potrebbero esserci problemi a livello di connessione se tutti decidessero di connettersi al wi-fi e la rete della scuola non fosse preparata ad accettare un numero elevato di connessioni contemporanee.

Forse i Contro sono numericamente più dei Pro, questo è vero, ma non direi che il BYOD sia un’ipotesi da scartare a priori. E’ anche vero che ci sono facili risposte ad alcuni dei punti che ho appena citato: ad esempio, nonostante i problemi di compatibilità (paralizzanti nel caso di una lezione che preveda un’unica applicazione) ci sono attività laboratoriali o di gruppo che possono tranquillamente essere portate a termine con successo da qualsiasi dispositivo. Forse lo smartphone dell’alunno X non sarà in grado di aprire l’applicazione Y, ma sicuramente potrà essere usato per fare foto, video, registrare un podcast o leggere una pagina su Wikipedia.

Insomma, se decidete che la tecnologia all’interno della vostra classe passa necessariamente dalla via del BYOD, pianificate scrupolosamente con i colleghi le modalità di utilizzo dei dispositivi degli alunni, e soprattutto trovate una valida risposta o un’alternativa alle criticità legate a questa nuova tendenza. Vi consiglio di leggere questo esempio di BYOD tutto italiano, applicato alla scuola secondaria di primo grado.

Nei prossimi giorni ci occuperemo di alcune applicazioni che stanno semplificando notevolmente la vita di tutti quegli insegnanti che hanno fatto del Bring Your Own Device il proprio credo.

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