Nella corsa al Registro Elettronico spesso sicurezza e buon senso rimangono indietro.

Giusto ieri ho letto su pioniero.it (sito che oltretutto vi raccomando di inserire tra i vostri preferiti) un interessante articolo sul Registro Elettronico firmato da Marco Fioretti. L’autore fa notare, giustamente, come spesso ci si concentri su falsi problemi, tipo quello della “scarsa alfabetizzazione informatica dei docenti” [cit. Associazione Nazionale dei Dirigenti Scolastici]. Non ci prendiamo in giro: chiunque è in grado di usare un software che, in definitiva, gestisce solo le presenze/assenze degli alunni ed i loro voti. Un paio d’incontri interni alla scuola, curati da docenti che hanno un minimo (mi-ni-mo) di dimestichezza in più con l’informatica, sicuramente basteranno a chiarire i dubbi di molti colleghi che mettono le mani avanti ancor prima di aver visto di cosa si tratti effettivamente. Certo, ci sono software migliori e software peggiori, ma a dirla tutta ho visto registri cartacei con strutture decisamente più barocche ed inutili.

Fioretti dice una cosa sacrosanta quando afferma che

il valore e il senso del registro elettronico (fatto come si deve) stanno nel riutilizzo di quei dati. Voti, assenze, giudizi eccetera, se digitalizzati nel modo giusto vanno scritti una volta sola. Risparmiando tantissimo tempo in tante occasioni, dalla compilazione dei giudizi di fine anno a quella delle tabelle INVALSI. Inoltre, qualunque insegnante lo desideri potrebbe ricavare dagli stessi dati, sempre senza riscriverli, statistiche o grafici che potrebbero aiutarlo a capire come lavorare nel modo migliore.

Questo rende il registro elettronico uno strumento eccezionale, se configurato ed usato adeguatamente. Tuttavia non posso fare a meno di pensare che in realtà questa transizione dal cartaceo al digitale sia stata decisa quasi esclusivamente per motivazioni economiche: il registro cartaceo costa ogni anno diversi euro (in media 2€ per ogni classe che compone il registro). Anche quello elettronico costa, e neanche poco: ne sanno qualcosa le commissioni che si sono occupate degli acquisti, e che si sono viste chiedere cifre da capogiro, con le quali probabilmente si sarebbero potuti comprare registri cartacei per anni.

Non mi fraintendete, non sto auspicando un ritorno al cartaceo, ma noto semplicemente come spesso le cose vengano fatte senza troppa cognizione di causa e senza valutare attentamente determinate problematiche, come la mancanza di hardware, la mancanza di connessioni Internet, e non meno importante, la mancanza di una politica di sicurezza dei dati senza la quale non si possono gestire queste cose.

Concentriamoci sull’ultima. Pochi giorni fa ho linkato agli amici di Twitter e Facebook un articolo di blogo.it nel quale si chiedeva di correre ai ripari perché diversi ragazzi hanno scoperto come accedere al registro personale dell’insegnante per cambiarsi i voti. Ragionando con calma si possono capire diverse cose dal racconto fatto dal ragazzino che si bulla della sicurezza del registro elettronico: 1) il PC usato per inserire i voti era privo di password; 2) per l’installazione del software spia non è stata richiesta la password amministratore.

Capisco che i soldi per mettere un PC in ogni aula non ci siano; capisco che non ci siano neanche per mettere un tablet in mano ad ogni professore; comprendo il fatto che spesso l’accesso alla rete viene fatto da un unico PC, magari in sala insegnanti; ma cari colleghi, non si può lasciare un PC che dà accesso a dati sensibili ed atti amministrativi come quelli contenuti nel registro elettronico senza uno straccio di password. Bastano pochi minuti per fare in modo che:

  • per accedere al PC sia richiesta una password;
  • per installare un qualsiasi software venga richiesta un’altra password;
  • per evitare che il browser memorizzi le password di accesso ai vari registri elettronici.

Questo per dire che, come sempre di più accade, siamo costretti ad arrangiarci per rendere operative disposizioni dall’alto che non tengono conto dell’effettiva situazione della Scuola italiana, ma alla base di tutto ci deve essere la sicurezza dei dati ed il buon senso. Io ad esempio ho risolto tutti i problemi precedenti accedendo tramite il mio iPad (ma va benissimo anche un tablet molto più economico):

  • mi connetto con la mia connessione dati (ho una tariffa a forfait con Internet compreso nel prezzo);
  • faccio tutto in tempo reale e non devo aspettare che si liberi una postazione PC della scuola;
  • il device è protetto da una mia password, e comunque rimane costantemente con me;
  • non devo temere intromissioni o manomissioni di nessun genere.

Molti di voi obietteranno che non è giusto spendere di tasca nostra per cose che ci dovrebbe fornire lo Stato, ma purtroppo la situazione è questa. Io lo considero come un investimento per semplificarmi il lavoro e per trovare nuove strade che portino all’innovazione didattica, e vi posso assicurare che non mi sono mai pentito dell’investimento fatto.

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