Libr@: la scuola fa innovazione con le proprie forze

Torno dopo una breve pausa dovuta ad impegni sempre più pressanti che molti di voi conosceranno bene (colloqui, consigli, progetti, etc.) con un’intervista che mi riempie d’orgoglio e che non vedo l’ora di condividere con voi. Sono orgoglioso come insegnante perché si tratta di un’esperienza progettuale che porta la scuola pubblica italiana su livelli d’eccellenza ed innovazione raramente visti, e che spero possa essere replicata nel maggior numero d’istituti possibile, o comunque ispirare nuovi percorsi dello stesso genere. Si tratta di Libr@, il progetto didattico dell’Istituto Comprensivo di Cadeo e Pontenure, in provincia di Piacenza, che si propone d’integrare libri di testo e strumenti tecnologici nell’insegnamento e nell’apprendimento di tutti i giorni. Un progetto che va ben oltre il semplice acquisto di iPad per ogni alunno e del quale, personalmente, mi sono davvero innamorato. Ringrazio Daniele Barca, il Dirigente Scolastico dell’Istituto per avermi concesso questa bella intervista via mail. Se anche nella vostra scuola state cercando il modo di fare innovazione didattica con le nuove tecnologie, ma pensate che sia impossibile farlo senza la sola assistenza  dell’amministrazione centrale, leggete fino in fondo e rimarrete piacevolmente sorpresi.

– Cosa vi ha portato ad elaborare il progetto Libr@?

Come scuola che da anni prova ad introdurre le ICT nella didattica quotidiana da un lato volevamo mettere a frutto le competenze di molti docenti, dall’altro eravamo un po’ stufi di sperimentare con l’ausilio di finanziamenti esterni e di non mettere a sistema una scelta della scuola che fosse principalmente di didattica e che potesse camminare sulle sue gambe. In libr@ ogni studente ha un iPad personale, ma i nostri interessi sono la didattica verticale (elementari e medie che studiano insieme), orizzontale (insegnanti che si scambiano i gruppi classe per far fruttare competenze specifiche), le classi aperte (studenti di diverse età che lavorano su competenze), nuovi spazi per studiare ed apprendere.

– Nella fase di progettazione avete fatto incontri con genitori, editori, oltre ai classici collegi docenti. Qual è stato il pubblico più difficile da convincere, e quali sono state le obiezioni al progetto?

Sembra un paradosso ma per un progetto digitale abbiamo fatto nello scorso anno di preparazione quasi 20 incontri tra consultazioni, assemblee, organi collegiali. Le obiezioni sono state di natura diversa. Quelle dei docenti sul cambio forte di prospettiva didattica che si prospettava, quelle dei genitori sul modello ipotizzato di impiego degli iPad: per leggere i libri? La parola magica è stata integrazione, tra carta e digitale. Ogni strumento usato per le sue potenzialità. Che cosa c’é di più economico nella tecnologia libro? Che cosa c’è di più versatile e creativo di un tablet? Nessuna obiezione forte di contrarietà, anche se nella costruzione del progetto all’atto dell’adozione dei libri è stato necessario un momento di chiarificazione e di adesione forte di tutto il collegio della secondaria per presentarci compatti alle famiglie. Un momento delicato ma che, credo, ci ha dato la consapevolezza che si poteva fare!

– Il vostro progetto, a mio giudizio, è molto interessante perché riproducibile anche in altre realtà. Parliamo di costi e di chi compra cosa: che soluzioni avete scelto per i libri e, soprattutto, quale soluzione avete trovato per l’acquisto dell’hardware?

Sicuramente si tratta di una scelta sostenibile al nostro interno, non so se riproducibile perché almeno un paio di prerequisiti, di condizioni sono necessarie: il wireless e la formazione dei docenti. Su entrambi abbiamo lavorato moltissimo per dare tranquillità a tutto l’ambiente. Poi l’idea è abbastanza semplice: a partire dal tetto di spesa della prima media (300 euro) e del triennio (600 circa) abbiamo operato un taglio del 50% per permettere di liberare risorse ed acquistare l’iPad. Un taglio ne lineare e ne casuale, basato sulle scelte di laboratorialità operate, per esempio, nelle educazioni. Quindi le discipline di riflessione con libri cartacei e app dell’editoria, una educazione solo con app, una materia tradizionale con materiale autoprodotto, le altre educazioni con ebook fatti dai docenti. La scuola non ha gestito soldi, ma un global contractor, il nostro fornitore di registro elettronico, ha acquistato tecnologia e libri impacchettando il tutto e vendendolo alle famiglie, per un importo medio di 500 euro. Il nostro istituto cassiere con un finanziamento 12 rate tasso 0 ne ha agevolato gli acquisti. Per i non abbienti e per i muletti da sostituzione in caso di guasti ha provveduto uno sponsor che si è innamorato del nostro progetto.

– Perché avete scelto l’iPad?

Con una battuta dico sempre che ho baciato il rospo…nel senso di essermi legato ad una scelta proprietaria e chiusa. Ma questo era un principe se in momenti molto immediati di formazione siamo riusciti a coinvolgere facilmente i docenti. Immediatezza, semplicità, gamma di app… Ecco alcuni dei motivi…ah, dimenticavo, anche, perché no, perché è un bell’oggetto… Troppo spesso a scuola arrivano oggetti di seconda mano…

– Anche a livello di pura e semplice connettività Internet avete dimostrato grande sinergia con il territorio. Ci vuoi raccontare come riuscite a garantire la connessione per i vari plessi?

In Emilia Romagna esiste una società Lepida a partecipazione pubblica della Regione. La rete Lepida serve tutte le amministrazioni locali e quindi anche i comuni. Il grande problema della connettività come costi per i comuni è lo scavo per far arrivare il cavo della fibra ottica. Con i due comuni si è fatto uno studio di fattibilità per installare un’antenna ed un ricevitore dalle sedi comunali ai plessi. La cosa più complessa è stato seguire questi lavori e la diffusione del segnale nelle aule.

– E quale tipo di percorso avete pensato per la formazione degli insegnanti?

In primo luogo va un ringraziamento ai docenti: lo scorso anno ma anche le iniziative di formazione di questo primo scorcio hanno visto una fortissima partecipazione. Poi va detto che lo stile formativo ed i formatori invitati invogliano a provare subito nelle classi quanto appreso. Quindi formazione just in time, a partire dai bisogni dei docenti, con obiettivi di ricaduta nelle classi molto immediati; e aree di formazione come l’utilizzo di iPad e LIM, le discipline, i DSA, il tutto con qualche spruzzo di idee di orientamento e di senso di qualche testa pensante.

– Avete anche pensato agli ambienti di apprendimento?

Nel momento in cui si pensa ad una scuola “aumentata” in cui si apprende anche con strumenti come iPad e risorse digitali che oggettivamente superano i limiti dell’impostazione didattica in aula, è necessario ripensare anche agli spazi in una nuova dimensione, anch’essa aumentata. In altre parole a strumenti mobile corrispondono spazi mobile attrezzati con arredi per lavorare in maniera informale, con cuscini,tavoli colorati ad onda per i gruppi di lavoro, spazi più ampi per ospitare anche due classi, magari di ordini differenti e fare peer education o flipped classroom. Pensare di utilizzare le tecnologie negli ambienti consueti significa creare “uffici postali” o nuovi laboratori a pollaio in cui ognuno è al suo posto con l’unica novità di avere in mano un dispositivo. Se ci riflettiamo anche nella disposizione degli spazi casalinghi non esiste più quella sacralità dei vari ambienti, dove alcuni addirittura erano inaccessibili ai minori di casa. Creare spazi diversi per l’apprendimento  sempre connessi significa creare nuove occasioni di apprendere in modo diverso.

– Ho letto che il progetto Libr@ è funzionale anche per interventi di didattica inclusiva, non è vero?

Su questo non influisce tanto il progetto in sé quanto la forza inclusiva delle tecnologie che permettono di personalizzare più facilmente gli interventi e le richieste didattiche, nonché di valorizzare tutte le intelligenze e non solo quelle tradizionalmente testate a scuola dello scritto e dell’orale. Poi, certo, avere tutti lo stesso strumento e nello strumento servizi per l’accessibilità come ingrandimento, lettura vocale, costruzione di mappe, annotazioni, uso dell’immagine e del video, significa che tutti calzano la tecnologia in base alla propria esigenza e bisogno.

– Quali consigli ti senti di dare a tutte quelle scuole che volessero replicare la vostra esperienza?

Di partire dalla propria situazione. Di capire su che cosa investire. Tipicamente 2 sono gli ambiti imprescindibili per partire e maturare: l’accesso al web, internet sicuro e garantito in tutta la scuola ed alla formazione per i docenti. Magari iniziando da un plesso, una sezione, un ordine di studio, un dipartimento disciplinare, ma con l’obiettivo di mettere tutto a sistema, di creare un sistema anche se in anni di lavoro. Quello che è accaduto a Cadeo è frutto di una semina lunga ed intensa che ha permesso il “precipitare” delle azioni in questi 2 anni. Infine, un altro suggerimento, è quello di creare occasioni sostenibili con il contributo del territorio e delle famiglie. Aspettarsi che in futuro dalla scuola possano dipendere le dotazioni individuali in un mondo in cui questi strumenti sono davvero individuali e personali significa a mio parere non aver colto il senso di questa rivoluzione digitale in cui passare dallo straordinario delle tecnologie alla quotidianità della loro integrazione negli apprendimenti.

Per sapere di più su Libr@ www.istitutocomprensivocadeo.it/2013/06/05/libr-sperimentazione-nelle-classi-prime-della-secondaria/

 

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