Invalsi vuole solo Microsoft, in barba alle risorse delle scuole

Non se ne esce. Ultimamente sembra davvero di fare un passo avanti e due indietro. Proprio ieri è uscito un mio articolo su iSchool di StartUpItalia nel quale parlo dell’utilità del software open source, gratuito e performante, all’interno delle scuole italiane. Ho parlato della velocità di Linux, della sua capacità di “resuscitare” i vecchi PC in partenza per la più vicina isola ecologica. Ho menzionato alcuni software specifici per l’insegnamento di materie scientifiche, tecnologiche, ma anche umanistiche.  Nel citare due ottimi strumenti come OpenOffice e LibreOffice  ho specificatamente detto che chiunque passi da Microsoft Office ad una di queste due suite non sentirà la mancanza del software a pagamento.

Ecco. Proprio ieri, dicevamo, si sono svolte anche le Prove Nazionali per la Scuola Secondaria di Primo Grado. Come ben sapete è previsto che gli insegnanti inseriscano le risposte date dai candidati all’interno di una “maschera” (nome che rimanda a cose gioiose; in realtà una semplice macro di Excel che compila automaticamente il file da rinviare all’Invalsi). Ebbene, tutte le scuole ieri a mezzogiorno si sono ritrovate a scaricare questo benedetto file .xls, ma molte di loro hanno avuto un’amara sorpresa: il file .xls (un semplice file di Excel) era compatibile con OpenOffice e LibreOffice, ma non la maschera al suo interno. Se volevano compilare il file, così come richiesto obbligatoriamente dall’Invalsi, dovevano aprirlo solo ed esclusivamente con Microsoft Excel.

Invalsi Microsoft

Immaginate il panico degli insegnanti delle scuole passate all’open source nel cercare ovunque PC che avessero ancora una versione di Office installata e funzionante. Alcuni se lo sono dovuti portare da casa! Pensate ad interi laboratori basati su Linux e perfettamente funzionanti, come quello della mia attuale scuola,  resi totalmente inutili dalla scelta miope (molto miope!) di qualche dirigente Invalsi che non ha ritenuto opportuno creare una maschera anche per OpenOffice e LibreOffice (roba che non richiede né mesi, né giorni, al massimo qualche ora).

Ma come? Ci sono leggi dello Stato (articolo 29-bis del “Salva Italia”) che invitano le pubbliche amministrazioni ad utilizzare software libero, e lo Stato, nella sua emanazione Invalsi, richiede espressamente un software di una marca specifica, la cui suite costa ben 51,6€ + IVA all’anno per ogni singolo utente nella versione 365 Education A3? Schizofrenia pura.

Lo ribadisco un’altra volta: il mancato acquisto delle licenze di software che può tranquillamente essere sostituito da alternative gratuite, libererebbe risorse importanti. Sto parlando di cifre a 4 zeri, se si parla di province. A Bolzano, nel 2009 hanno risparmiato 242’000€ introducendo l’open source in 80 istituti scolastici. Questo denaro potrebbe essere investito nella formazione degli insegnanti, nell’acquisto di nuovo hardware, ad esempio.

Occorre dire basta, ed in maniera decisa, a questa situazione assurda. Alcuni mesi fa sono nati gruppi su Google nei quali molti colleghi si sono organizzati per chiedere all’Invalsi un’alternativa. Per la cronaca, da Roma hanno prima candidamente risposto:

Spiacenti la maschera funziona solo con il software della Microsoft. E’ possibile usare anche una versione molto vecchia di Excel.  Cordiali saluti

Salvo poi predisporre una maschera in Java, complicata da installare e forse neanche troppo sicura. Dobbiamo insistere nel chiedere, non solo all’Invalsi, ma anche al Parlamento, di sanare questa schizofrenia, rendendo il software open source la prima scelta dello Stato, perché non si può continuare a buttare denaro dalla finestra, e non possiamo neanche, sulla stessa barca, remare in direzioni opposte.

Per ora non se ne esce, ma dobbiamo uscirne.

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