Emergenza cyberbullismo. Sei un insegnante preparato ad affrontare il problema?

Triste estate quella in cui si tolgono la vita degli adolescenti. Troppi, anche se fosse uno solo. L’ultimo caso è quello di Roberto, il quattordicenne romano che si è suicidato perché preso di mira da alcuni coetanei solo per il fatto di essere omosessuale.

Sono fragili gli adolescenti di oggi. Molto fragili.

Forse non è il caso di Roberto, ma vale la pena di parlare di cyberbullismo. Una vera e propria piaga che sta mietendo vittime in tutto il mondo. Per noi insegnanti è fondamentale capire il fenomeno, per poter intervenire e, a volte, salvare una vita.

Di cosa si tratta?

Indica atti di molestia effettuati tramite mezzi elettronici come l’e-mail, la messaggistica istantanea, i blog, i telefoni cellulari, i social networks e/o i siti web.
I giuristi anglofoni distinguono di solito tra il cyberbullying (cyberbullismo), che avviene tra minorenni, e il cyberharassment (“cybermolestia”) che avviene tra adulti o tra un adulto e un minorenne. Tuttavia nell’uso corrente cyberbullismo viene utilizzato indifferentemente per entrambi.

Quanti tipi di cyberbullismo esistono?

  • Flaming: messaggi online violenti e volgari mirati a suscitare battaglie verbali in un forum.
  • Molestie: spedizione ripetuta di messaggi insultanti mirati a ferire qualcuno.
  • Denigrazione: sparlare di qualcuno per danneggiare gratuitamente e con cattiveria la sua reputazione, via e-mail, messaggistica istantanea, ecc.
  • Sostituzione di persona: farsi passare per un’altra persona per spedire messaggi o pubblicare testi reprensibili.
  • Rivelazioni: pubblicare informazioni private e/o imbarazzanti su un’altra persona.
  • Inganno: ottenere la fiducia di qualcuno con l’inganno per poi pubblicare o condividere con altri le informazioni confidate via mezzi elettronici.
  • Esclusione: escludere deliberatamente una persona da un gruppo online per provocare in essa un sentimento di emarginazione.
  • Cyberstalking: molestie e denigrazioni ripetute e minacciose mirate a incutere paura.

Detto questo mettiamo un punto fermo: il cyberbullismo è UN REATO!

Sono da considerarsi penalmente rilevanti le seguenti condotte:

  • le pubblicazioni oscene, ai sensi dell’art. 528 del codice penale;
  • il reato di ingiurie, in caso di particolari messaggi inviati per offendere l’onore od il decoro del destinatario, ai sensi dell’art. 594 del codice penale;
  • la tutela dei minori riguardo al materiale pornografico, ai sensi delle previsioni stabilite dalla legge n. 269 del 1998
  • l’indebita raccolta, la rivelazione e la diffusione di immagini attinenti alla vita privata che si svolgono in abitazioni altrui o in altri luoghi di privata dimora, ai sensi dell’art. 615 bis del codice penale.

Quali consigli dare a dei ragazzi o delle ragazze che sono vittime del cyberbullismo?

  • NON DARE CORDA AL PERSECUTORE: non supplicarlo di smettere, non rispondergli per le rime, non mostrarsi arrabbiati.

  • Segnalare il cyber bullo ai moderatori delle chat e dei forum o ai proprietari di blog e siti internet. Nelle comunità virtuali si può contattare il webmaster.

  • Se proprio si vuole rispondere limitarsi a: “Ho informato i miei genitori. Faremo una denuncia alla Polizia Postale. Addio.”

  • Informare subito i propri familiari oppure rivolgetesi ad un insegnante

  • Se la persecuzione è insistente, se si prolunga per più di due settimane, se il contenuto dei messaggi persecutori diventa troppo pesante, soprattutto se contiene minacce o ricatti, si può realmente segnalare l’azione persecutoria alla Polizia.

E’ notizia recente che nel Decreto Sicurezza varato dal Governo Letta ci siano anche pene più rilevanti per i  cyberbulli, anche se ancora non c’è dato di sapere nello specifico quali siano. Indipendentemente dalle leggi, è nostro preciso dovere essere vicini a chi subisce questo tipo di persecuzioni. Forse non ce ne rendiamo conto, ma a differenza del semplice bullismo, che è spesso relegato a luoghi e momenti specifici, il cyberbullismo grazie alla tecnologia ti segue ovunque: a casa, a scuola, in palestra, di giorno, di notte. Non c’è un solo momento della giornata o un singolo luogo nel quale ci si possa sentire al sicuro. Per non parlare del fatto che, in una società sempre più interconnessa, si percepisca la propria immagine pubblica come distrutta per sempre.

Non sottovalutiamo il problema. Vi lascio con il video di Amanda Todd, una giovane ragazza che racconta la sua storia di cyberbullismo (nella traduzione ci sono alcuni errori). Purtroppo, poco tempo dopo, Amanda non ha retto il peso delle continue persecuzioni e si è tolta la vita. Oggi non ci resta che questo video, e la volontà di fare qualcosa in più.

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Se avete tempo (1 ora e 20 circa) potete guardare questo film: Cyberbully – Pettegolezzi Online, film canadese del 2011, nel quale “la diciassettenne Taylor approfitta del computer appena regalatole dalla madre, per iscriversi su un popolare social network. Ben presto, però, la ragazza perde il controllo su quanto accade on line, finendo vittima di episodi di bullismo virtuale che minano la sua esistenza, facendola allontanare dalle persone che ama”. Forse potrebbe essere un’idea guardarlo in classe? Buona visione.

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