Cyberbullismo: la società schizofrenica e la scuola

Molti di voi avranno sentito parlare del caso della giovane di 14 anni che si è tolta la vita lanciandosi dal tetto di un hotel in provincia di Padova.  Sicuramente avrete sentito anche lo starnazzare giornalistico che ha continuato a blaterare dei “pericoli di Internet”, della mancanza di regola, di cyberbullismo (pronunciato all’italiana: “ciberbullismo”). In tutto questo turbinìo di parole lette male e senza significato, di nomi di social networks buttati là (innescando anche psicosi senza fondamento ed incoraggiando fenomeni di emulazione), quello che rimane è l’amara impressione che ciò che conta per la società sia di scaricare il problema sulla Rete, come se questo non la riguardasse in alcun modo.

Dall’altra parte, il “Mondo di Internet” ha prodotto articoli che mi hanno dato il voltastomaco, come alcuni di quelli apparsi su Wired.it. Uno di questi, in maniera un po’ saccente, si intitolava “Con la Rete i suicidi tra i giovani non sono aumentati“. Questo dovrebbe consolarci? Qualcuno dovrebbe andare dai genitori di quella quattordicenne e dirgli di stare tranquilli, perché anche se non riavranno mai più la figlia che hanno perso, un numerino davanti ad un segno percentuale è più basso di un altro numerino. E che dire del pezzo “Non è vero che il cyberbullismo spaventa il 70% dei ragazzi“? Avete ragione: effettivamente spaventa solo il 44%, quasi la metà degli intervistati. Quindi tutto bene gente!

Tutto bene? Davvero? Una società che dà la colpa ad un mezzo che popola attivamente e, schizofrenicamente, attraverso questo mezzo si giustifica, non mi sembra una situazione normale. Ed alla fine di questa rissa tra la società e se stessa cosa rimane? Centinaia di vite rovinate ed un vuoto enorme. Un vuoto che dovrebbe essere riempito con l’educazione all’utilizzo della Rete, con la prevenzione, con l’individuazione precoce di un problema che rischia di fare altre vittime, la cui percentuale poco importa. Chi se non la Scuola, quella con la S maiuscola, può riempirlo? Il cyberbullismo è un fatto sociale ed è un atto diseducativo, e come tale non può che riguardarci.

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