CoderDojo, qui s’impara la lingua straniera del futuro

Ogni due o tre anni prende campo una “moda” in fatto di lingue straniere. L’inglese lo danno tutti per scontato (quando in realtà è tutto meno che scontato). Allora quale lingua scegliere per il futuro dei nostri figli? C’è chi sceglie spagnolo perché appassionato di telefilm come il Mondo di Patty o Violetta (argh!), c’è chi vorrebbe il russo per comunicare con i plutocrati che vengono in vacanza in Italia; altri ancora il cinese perché immaginano un mondo presto dominato dagli asiatici; oppure l’arabo per trattare con sceicchi e petrolieri.

Lo dico da insegnante di lingue: il codice è la lingua straniera del futuro. Di quale codice sto parlando? Del codice di programmazione, il linguaggio che c’è dietro questa pagina, dietro tutta Internet, all’interno dei nostri smartphones, delle nostre app, dei nostri computer, e persino dei nostri elettrodomestici. Il codice è ovunque, e saperlo decifrare, modellare e sfruttare a nostro piacimento è una risorsa che sicuramente non deve essere trascurata. Tolti alcuni istituti tecnici, però, il linguaggio di programmazione è insensatamente assente dalla scuola italiana. Con l’informatica ch è sparita senza quasi lasciar traccia dalla secondaria di primo grado, il paradosso di una generazione che avrà a che fare con un mondo sempre più informatizzato e del quale non capirà l’alfabeto, resta evidente ed abbastanza preoccupante.

Fortuna che chiunque non voglia rimanere indietro, ma anzi voglia investire in questo tipo di competenze, può rivolgersi a CoderDojo. Si tratta di una palestra per piccoli programmatori dove qualsiasi bambino, dai 4 ai 17 anni, può imparare a programmare, sviluppare semplici giochi, applicazioni e siti web. I ClubDojo, i più grandi in Italia sono a Milano, Bologna, Firenze e Catania, sono fondati e gestiti da mentors volontari, i quali oltre a guidare i piccoli nel processo d’apprendimento, organizzano visite in aziende, invitano personalità del settore informatico a parlare del proprio lavoro e di come il saper programmare sia stato fondamentale per la loro carriera.

Il messaggio positivo di CoderDojo è Above All: Be Cool, bullying, lying, wasting people’s time and so on is uncool (prima di tutto sii figo: il bullismo, le bugie, far perdere tempo alla gente, e così via è da sfigati). Ed è un messaggio così positivo che da una piccola scuola dov’è nato il primo dojo, grazie all’iniziativa dell’insegnante James Whelton, oggi i dojo continuano a nascere numerosi in tutto il mondo: Giappone, Messico, Panama, Romania, Svezia, etc.

Ma nello specifico cosa fanno i bambini durante una sessione? Armati di portatile (e di merenda per la pausa) non vengono bombardati con pesanti nozioni di logica o sigle complicate, ma grazie al learning by doing, in un sistema che ha vari gradi di complessità, i piccoli programmatori vedono fin dalla prima lezione il frutto del codice che hanno scritto, come un personaggio di un videogioco che si muove secondo le loro istruzioni. Non è necessaria nessuna competenza pregressa, ed i mentors fanno in modo che anche coloro che hanno perso qualche lezione colmino le lacune in maniera veloce ed efficace.

E le storie di successo non sono poche: ci sono ragazzini che hanno programmato app che hanno venduto migliaia di copie. Come Libramatic, il sistema per la catalogazione dei libri grazie all’ISBN, che è stato inventato da un dodicenne irlandese di nome Shane Curran, e che sta rivoluzionando il settore della biblioteconomia.

Per maggiori info potete visitare i siti coderdojomilano.itcoderdojobologna.itfirenze.coderdojo.it, oppure quello ufficiale all’indirizzo coderdojo.com

Dite la verità: vi è venuto in mente il prossimo laboratorio pomeridiano da fare a scuola?

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