Chi formerà gli insegnanti per la scuola del futuro? Una via sbagliata e qualche buona alternativa.

Un paio di giorni fa mi sono imbattuto in una dichiarazione di Beppe Severgnini, il quale, all’interno della sua rubrica Italians sul Corriere della Sera, rispondeva a questa semplice domanda:

Per_far_decollare_la_scuola_digitale___Italians

Severgnini è un bravo giornalista; mi piace il suo stile, ma in questo caso ha decisamente preso un abbaglio. Un abbaglio bello grosso, per essere precisi. I docenti formati dagli studenti in materia di digitale? Ma stiamo scherzando?! E, badate bene, non si tratta di mancanza di umiltà, così come paventa il buon Severgnini, ma di mancanza di logica nel suo ragionamento.

Ho provato a farglielo notare, in maniera educata, con un tweet, ma purtroppo non ho ricevuto risposta.

In un altro tweet, ho espresso meglio il mio concetto

Anche Severgnini vittima dello stereotipo del “nativo digitale” che padroneggia in maniera impeccabile il mezzo tecnologico non appena uscito dal ventre materno? Probabile. Di sicuro non ha mai conosciuto degli studenti (nella fattispecie alcuni dei miei) che hanno difficoltà nel capire dove debba essere digitato un indirizzo all’interno di un browser, che non sanno cos’è un allegato, o come stampare un file PDF (true stories). Se permette, caro Beppe, nonostante tutta l’umiltà di questo mondo, preferirei essere formato in altra maniera.

Sì, ma come e da chi?

Qualche giorno fa è uscito un articolo sul Corriere delle Comunicazioni che ho subito condiviso, con un titolo che lascia poco spazio ad interpretazioni: Carrozza: “La scuola digitale non sarà di Stato”. Roba da far prendere un colpo ai più deboli di cuore, che nel Digitale ci credono e da tanto, oppure una semplice conferma per quelli che avevano intuito da un pezzo che alla fine tutto si sarebbe risolto con un “Signori, i soldi sono finiti, andate pure a cercarli altrove”. Certo, il Ministro parla di ” dotare le scuole di un fondo” per gli acquisti tecnologici, e quindi non solo di ricorrere a sponsorizzazioni private, tuttavia, se tanto mi dà tanto, sono abbastanza sicuro che saranno davvero pochi spiccioli.

Alla luce di tutto questo, con i soldi per le infrastrutture che non ci sono, è ancora realistico sperare che il MIUR investa in una massiccia ed efficace formazione in tema Scuola Digitale su scala nazionale? Sperare, fortunatamente, non costa niente, ma forse è necessario correre ai ripari e cercare delle soluzioni alternative.

La prima, indispensabile anche nel caso di un’azione da parte del Ministero, è quella dell’auto-aggiornamento: createvi quello che gli anglosassoni chiamano un PLN, ovvero un personal learning network, una rete di persone, associazioni ed enti che, attraverso Internet e grazie allo scambio di idee ed esperienze vi mette in condizione di apprendere qualcosa che non sapevate. ProfDigitale.com potrebbe far parte del vostro PLN, ma anche tanti account presenti su Twitter (date un’occhiata a quelli che seguo io), gruppi su Facebook come Insegnanti 2.0, e numerosi siti internet nazionali o internazionali. Vi posso assicurare che in questo modo avrete in poche ore una dose di input che mai nessun corso d’aggiornamento potrà darvi. Ovviamente ci si deve rimboccare le maniche, avere sete di conoscenza e voglia d’imparare, ma sono sicuro che, nonostante tutte le avversità, nel corpo docente sono ancora in tanti ad averne.

E se un domani dovessero spuntare i soldi per fare formazione in maniera più “classica”? Per favore Ministro, le rivolgo un appello accorato, non mettiamo in mano questi corsi a persone che l’ultima volta che hanno visto un’aula di scuola è stato per  il loro orale della Maturità; faccia in modo che siano gli insegnanti a formare gli insegnanti, perché solo questi ultimi sanno cosa serve all’interno di una classe, e cosa veramente si può fare con i ragazzi. Ci sono colleghi che non hanno niente da invidiare agli esperti delle università e che conoscono nel dettaglio sia le nostre esigenze, sia qual è lo stato dell’arte dell’education technology. Lasci che siano loro a formare chi dovrà mettere in pratica davvero la Scuola Digitale del futuro.

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